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DAL DIARIO DI BORDO:
Daedalus, squali e
soppressata, di Silvia Cerea
Si sa, la realtà
difficilmente riesce ad eguagliare i sogni, eppure, talvolta capita
l’esatto opposto, proprio come è successo a me che, a quasi una
settimana del rientro a casa, non riesco a pensare a ciò che ho vissuto
senza provare stupore e leggerezza. Come è potuto accadere? Bè, se fai
rotta verso un faro che sembra galleggiare in mezzo al mare, in
compagnia di simpaticissimi svizzeri e bolognesi con al seguito
cioccolata, soppressata e parmigiano, aggiungi l’allegria e l’esperienza
di due e “animali” da immersione come Danilo e Max, le coccole di un
equipaggio delizioso e, ciliegina sulla torta, la presenza di Claudia ed
Ermanno, tutto è possibile……anche che la realtà sia più bella di un
sogno, che un longimanus si spaventi per un pollo o che le murene siano
GM….
Con le ossa ancora
umide per le settimane di pioggia che hanno preceduto la partenza e le
palpebre appiccicate per l’inumana levataccia, nel primo pomeriggio di
sabato 12 aprile, insieme a Riki, amico sub provetto, e al “gruppo
svizzero”, ci “impossessiamo” della Susanna, la confortevole barca che
ci porterà nel cuore del Mar Rosso. Ad accoglierci c’è Danilo, una
creatura marina dalle sembianze umane (tesi supportata dal fatto che non
si toglie la mai la muta stagna, evidentemente non è ben adattato alla
vita sulla terraferma…..e, poi, provate a guardarlo sott’acqua: solo gli
squali sono capaci di tanta eleganza!) che ci regalerà immersioni da
sogno. Poco dopo giungono Ermanno e Max, spumeggiante guida sicula che
sebbene porti con sé tutto il calore e l’allegria della sua splendida
terra, si dichiara apolide, la sua vera patria è il mondo!
A pomeriggio inoltrato
arrivano la bella Claudia e il “gruppo Bolognese” con soppressata al
seguito.
L’imbarazzo del primo
incontro dura quanto il tempo necessario per sfilarsi le scarpe: non so
quale nesso ci sia fra anima e piedi fatto sta, che nell’attimo in cui
abbiamo liberato le estremità inferiori, abbiamo alleggerito il cuore e
ci siamo trovati ad essere semplicemente 16 persone desiderose di
divertirsi e conoscersi.
La crociera inizia con
facili immersioni sottocosta di ambientazione, la prima a Shuna Bay
, poi è la volta dei magnifici giardini di corallo di Abu Dabab 3
dove effettueremo anche la prima notturna della vacanza, fra crinoidi a
bande chiare e scure, delicate meduse che sembrano danzare nel fascio di
luce delle torce, grappoli di salpe, pesci pappagallo e palla
addormentati ed i lion fish, che sfruttano la temporanea quanto fortuita
illuminazione per cacciare.
La mattina seguente,
mentre sto ancora sognando pesci di barriera, la sveglia baritonale di
Ermanno mi butta giù dal letto. Per nulla conscia, salgo nella dinette,
tento di prepararmi un tè ustionandomi i piedi e a malapena mi accorgo
che siamo ormeggiati vicino a un faro che galleggia sull’acqua. Non so
come riesco ad infilarmi l’attrezzatura e nell’alba ancora lattiginosa
mi tuffo nel blu. Davanti a me, in tutta la loro magnificenza si ergono
le stupende pareti del Daedalus. Nella prima luce del mattino i colori
non sono vivaci ma lo scenario che mi si para davanti agli occhi è
comunque mozzafiato. Non incontriamo alcuno squalo ma, in mezzo a tanta
bellezza, chi pensa più ai grossi pelagici? Le pareti, incrostate di
coralli d’ ogni foggia e dimensione, ospitano una fauna bentonica
talmente ricca che ad osservarne i particolari si perde la cognizione
del tempo, ma non siamo gli unici a curiosare estasiati: un enorme
quanto placido napoleone ci “marca stretto” per l’intera durata
dell’immersione! Riemersi dal nostro primo magico assaggio del vasto
reef, ci prepariamo per l’impegnativo tuffo sul bendidio che il cuoco ha
preparato per colazione. Sazia e felice, mi catapulto su di un
materassino del sun deck per riprendere il sonno interrotto: ancora non
so che fra poche ore vivrò una delle emozioni più belle della mia
“carriera” subacquea……
Daedalus, o Abu el
Kizal, situato a 24° 55’ E – 35° 52’ N, raggiunge l’estensione di 400
mq, e altro non è altro che l’estremità superiore di un cratere
vulcanico sul quale si è sviluppata la struttura corallina, magnifico
esempio della teoria della subsidenza enunciata da Darwin più di un
secolo fa! Poiché non emerge dalle acque ed è praticamente situato in
mezzo al Mar Rosso (a circa 80 km dalle coste egiziane e 120 da quelle
saudite), nella seconda metà dell’ottocento, gli inglesi vi costruirono
un faro (in concomitanza con quello delle Brothers) per evitare che le
navi lo urtassero, come capitò alla Zealot, uno splendido
“spardecked steamer”, ossia una nave a vapore attrezzata con alberi per
le vele, lungo 74 metri, che alle 5,49 del 14 ottobre 1887, vi si
schiantò affondando (per fortuna senza vittime), sparpagliano il suo
prezioso carico di balle, casse e oltre 100 tonnellate di ferro (per un
valore totale di circa 25.000 sterline al tempo) fra i 100 e 110 metri
di profondità.
Esattamente 120 anni,
6 mesi, 5 ore e 13 minuti dopo l’affondamento della Zealot, anch’io e
Riki affonderemo nel blu rapiti dalla superba visione degli squali
martello……Ore 11,02 del 14 aprile 2008: inizia la seconda esplorazione
di Daedalus. Questa volta ci immergiamo nel settore ovest (la mattina
abbiamo visto l’est). Il sole quasi allo zenith rende vivacissimi ed
intensi i colori delle formazioni madreporiche, ma sarà il blu a
catturare la nostra attenzione: neanche il tempo di cacciare la testa
sotto l’acqua e tre squali martello vengono a salutarci. In men che non
si dica ho più adrenalina che sangue e sono letteralmente elettrizzata,
schizzo qua e là fra i banchi di fucilieri e le nuvole di castagnole
ridossate al reef. Danilo scuote nuovamente lo shaker: altri due
martelli stanno spuntando dal blu. E’ estasi mistica e io non so più
come ringraziare Poseidone! Ma lo spettacolo non è ancora finito e
Danilo addita ancora qualcosa: un po’ più lontani dei precedenti,
avanzano con ineguagliabile eleganza almeno 7-8 martelli. Ormai penso di
non avere più nulla da chiedere al mare, ma il mare mi vuole fare un
altro regalo. Mentre mi abbandono alla piacevole corrente (e pensare che
ne avevo paura!) osservando, ancora stordita dalle troppe emozioni, la
parete che mi si staglia dinnanzi, sento nuovamente lo shaker: come in
trance ruoto lentamente su me stessa e scorgo proprio davanti a me un
martello solitario che si avvicina, si avvicina, si avvicina…..ma quanto
si avvicina????!!!! Rischio l’arresto cardiaco e per un pelo non ingoio
il secondo stadio dell’erogatore! Non riesco a staccargli gli occhi di
dosso. Il tempo si dilata ed io fluttuo in un sogno blu e ovattato, dove
non esiste più nulla all’infuori di me e della magnifica creatura che
avanza. Credevo che ne avrei avuto paura e invece sono totalmente
rapita dalla sua visione, è stupendo, elegante, possente e….buffo allo
stesso tempo con quei suoi occhietti collocati all’estremità
dell’inconfondibile muso. L’incontro dura pochi attimi, che però a me
sembrano infiniti, sono un groviglio di emozioni e sensazioni ma è la
gratitudine ciò che provo più intensamente. Si, sono grata al Mare, a
questo meraviglioso pianeta nel pianeta che troppo spesso violiamo,
maltrattiamo, inquiniamo e che invece ci regala meraviglie
inimmaginabili. Osservo il superbo squalo andarsene dopo essere passato
a pochissimi metri da noi (ah già, non sono sola!) e guardo i miei
compagni di avventura: i loro occhi ridono e sprigionano la mia stessa
gioia. Controlliamo i computer: è tempo di risalire, ci attende una
lunghissima deco, ma non importa…..sono immersa nella felicità liquida!
E così anche se trascorro più di un quarto d’ora sventolando come una
bandiera nella corrente, appesa al braccio di Riki a sua volta
aggrappato alla sagola del pedagno incastrato nel cordame degli ormeggi
di non so quale barca, non importa…..Non vorrei più uscire dall’acqua è
tutto così bello qua sotto!
Nelle immersioni
successive (in cui avremo modo di osservare ogni angolo e anfratto del
reef, esplorando anche settori sud e nord, particolarmente bello quest’ultimo),
con grande rammarico di Danilo, non incontreremo più squali martello ma
“solo” pinna bianca, volpe e grigi, per non parlare dei banchi di tonni
“oversize”, carangidi e barracuda……Persino la dolce Sabina, che ci segue
dall’alto facendo snorkelling, ha un incontro ravvicinato con uno squalo
di barriera e prudentemente si “infratta” all’interno del vasto zoccolo
corallino. Il “gruppo svizzero”, invece, guidato da Max, non vedrà i
nostri martelli perché la corrente sospingerà Donato & C. su di un
altro versante del reef, ma avranno modo di “rifarsi” il giorno seguente
arrivando a contarne ben diciassette!!! Insomma Daedalus sembra non
avere più segreti per noi tanto che i briefing per la merenda con
soppressata diventano quasi più impegnativi di quelli pre-immersione!
Questa sì che è vita! Però….. però, nel carosello di squali incontrati
sino ad oggi mancano all’appello i longimanus……E così l’ultima sera in
cui siamo ormeggiati vicino al faro costruito sull’acqua, mentre ci
godiamo la brezza, qualcuno nota una pinna che fende la superficie scura
del mare. Corriamo tutti a poppa: a pochi metri dalla barca un
longimanus attorniato da una nuvola di pesci pilota si esibisce in una
silenziosa danza che lo avvicina (tanto che ne vediamo distintamente i
piccoli occhi) e subito allontana dallo scafo. Sembra minaccioso, con
quel suo sguardo vitreo e la piega della bocca all’ingiù, per non
parlare della pinna dorsale, che dapprima fa capolino ed in fine si erge
in tutta la sua ampiezza rievocando le peggiori sequenze di paura dei
vari film “Lo squalo”, ma il nostro “Longi” è solo un
curioso “gigione”, pure un poco esibizionista tanto che si lascia
fotografare e riprendere da tutte le angolazioni possibili. Alla fine i
longimanus con annessi pilota, diventeranno ben quattro e noi quasi ci
stuferemo di guardarli.
All’indomani ci
sveglieremo a Elphinstone, altro magnifico reef che si staglia solitario
su di un pianoro sabbioso. Faremo solo due immersioni sui plateaux nord
perché il vento indurrà il bravo comandante a cercare riparo
sottocosta. Niente squali ma grosse murene fuori tana, enormi e placidi
napoleoni, banchi di azzannatori gialli e, ancora, ovature di ballerine
spagnole simili a coccarde rosa, piccoli nudibranchi dai colori
sgargianti, ofiure e crinoidi abbarbicati ai rami delle madrepore,
alcionari ed enormi ventagli di gorgonie protesi nel blu e, per finire,
il “solito” carosello coloratissimo dei pesci di barriera. Alla partenza
un gruppo di stenelle giocherà attorno alla barca acclamate da fischi e
grida di gioia. Ritorneremo ad Elphinstone per le ultime immersioni
della crociera, in cui visiteremo i plateaux sud.
I due giorni più
ventosi, invece, li trascorriamo vicino alla costa, esplorando le belle
formazioni a pinnacolo di Alnabea ed Abu Dabab 1. I
fondali sabbiosi costellati di concrezioni coralline solitarie simili
alle guglie della Sagrada Familia, sono il regno dei gasteropodi: lambis,
tritoni, turritelle, conus, cipree, tanto per citarne alcuni. Ma simili
luoghi offrono anche l’opportunità di osservare i più famosi esempi di
associazioni: gli anemoni con i loro temerari pesci pagliaccio, i
ghiozzi del genere Amblyeleotris con gli inseparabili gamberi
pistola (Alpheus djeddensis) e, ancora, i delicati gamberetti e
labridi pulitori sempre pronti ad offrire i loro preziosi servigi.
Alnabea è anche teatro di un incontro assolutamente memorabile (come
memorabile fu la conseguente pinneggiata di fuga!). Danilo, simile ad
un’ape impazzita, letteralmente vola su e giù per un alto pinnacolo e
infila la testa in ogni pertugio; lo osservo curiosa, finché mi fa cenno
di accostarmi. Quando mi affaccio al pertugio indicato, vedo davanti a
me, in posizione verticale, una porzione di qualcosa di enorme, qualcosa
il cui diametro è pari alla sezione del tronco di un uomo: una murena!
Una murena geneticamente modificata, perché con simili dimensioni non
può che essere GM! Nel momento in cui realizzo cosa sto osservando mi
ritrovo a pinneggiare a tutta birra in direzione opposta all’incredibile
creatura. Non c’è che dire questa crociera non è per deboli di cuore!
Purtroppo, però, anche
le emozioni e i sogni più belli finiscono e, inevitabilmente, arriva il
momento del ritorno e degli addii. Anche se promettiamo di rivederci
durante l’anno e di partire ancora tutti insieme con Claudia ed Ermanno
per far rotta alle mitiche Brothers, la tristezza scende lieve e
silenziosa. Anche ora mentre scrivo sento la nostalgia azzannarmi lo
stomaco ma non è così che vi voglio ricordare impareggiabili compagni di
avventura, bensì con un pensiero felice: ricordate le parole del
dolcissimo Mahmoud, quando con gli occhi lucidi per la commozione si
accomiatò da noi? Più o meno suonavano così: non sono i soldi la cosa
importante nella vita ma i sorrisi regalati dagli amici.
E allora, GRAZIE!
Alberto, Alice, Claudia, Corrado, Danilo, Dante, Donato, Enrico, Enzo,
Ermanno, Gabriele, Massimiliano, Max, Mattia, Renato, Riki, Sabina,
Silvia e Tommaso, grazie di cuore per i sorrisi e l’allegria che mi
avete regalato.
Silvia Cerea |